ZERO
Oggi c' è vento.
Mi spinge e mi strappa di dosso la carne un pezzo alla volta. Le briciole di cui sono composto cadono miseramente, volano via e piano piano mi consumo.
Di me non resta che che il cuore, nero e pieno di cose orribili. Bellissimi angeli mi volano attorno facendo faccine dolci e accarezzandomi dolcemente, mi bramano, mi vogliono e mi consumano con le loro attenzioni.
Amo queste cose, amo i miei angeli che brillano nel buio che insensatamente e inconsciamente genero attorno a me. Sono una vittima di me stesso, loro non possono salvarmi con quei meravigliosi sorrisi, ma sicuramente aiuta.
"Mi oppongo vostro onore, non mi lascerò divorare come mi successe in passato."
"Ma guardati intorno, cos' hai realizzato, chi sei? Non vali niente, sei meno di ZERO e non hai possibilità di scampo. Lasciati divorare e ti sentirai meglio, lo sai. Ormai il giudizio è stato emesso e tu sei colpevole, lo sei sempre stato ed è per questa ragione che sei qui."
Il giudice si sporge dal suo nero banco in alto nel tribunale puntandomi con il martello di ebano.
Mi sento inutile, sono inutile, non ho nulla tra le mani a parte il vuoto. Il giudice ha uno sguardo severo e mi fissa tra i capelli di quella bianca parrucca, vuole che io ceda, mi arrenda e lasci che qualcuno viva per me.
"...ma io non posso."
"Cosa non puoi?"
Il nero cane, bastardo, enorme e minaccioso mi scruta dal fondo dell' aula, sa che se mi arrendo sarò suo per sempre, i suoi occhi sono bramosi di me. Troppo bene conosco le ferite dei suoi artigli, senza sosta mi dilania cercando di prendermi, tirandomi a sè e riaprendo i tagli che non si chiudono mai.
So benissimo che è sempre lì, ma io non lo guardo, sta alle mie spalle, mi cerca, mi desidera. So perfettamente che si ricorda quanto è dolce il sapore della mia anima, ricordo il dolore dei suoi morsi mentre mi dilaniava con forza.
Ricordo che mentre mi divorava io non sentivo più niente e lentamente lui viveva per me, al posto mio, dentro di me.
La strada nel mio spirito è spianata verso quel turbine di oscurità, lo so.
Alzo la testa, guardo il giudice negli occhi:
"No. Io non cedo."
Mi guarda sconcertato.
Una zampata mi colpisce da dietro, taglia la mia schiena, brucia... cado a terra, il pavimento è freddo, di pietra e sento la polvere sotto le mie mani.
Mi alzo.
Sono morto, dietro di me c' è l' oblio. Di fronte la tentazione.
Ma non importa, sono circondato dal nulla e le creature malvagie mi assalgono...
Importa solo quello che c' è dentro.
"Non hai niente dentro. Se così non fosse sarebbero rimaste con te. Ti avrebbero apprezzato e capito, saresti speciale."
Il bastardo mi può leggere dentro e la fiera è ora al suo fianco, ogni sorta di creatura morta mi guarda dal banco della giuria, alcuni di loro parlano del mio destino.
ZERO
Da lì parto, niente dentro di me, già. Forse dice il vero il demone accusatore. Non sono niente a parte che un loro strumento... così vorrebbero.
Perdere me stesso, quel poco che c' è... qual' è il problema tanto sono ZERO.
ZERO...
"Eppure non mi basta," digrignando i denti tanto da farmi male "sono ZERO si, lieto di esserlo. Nessuno si cura di me, a nessuno importa e per questo non valgo niente."
"Vedo che cominci a capire..."
"Non sorridere vecchio, se ZERO è quel che sono, ZERO sarò anche dopo. Io sono quel che sono, non basto, non sono stato sufficiente."
Fa male.
"Sono solo, di fronte a te e al tuo cane disgustoso, nessuno mi accompagna, la mia anima è sola, slegata da chiunque, slegata da chi non mi ha voluto. MA io resto sempre io. ZERO, come preferisci, ma io sono."
La forza scorre dentro di me, nera per il male che ho e bianca per quanto è pura e lucente, i miei angeli mi abbracciano da dietro e mi baciano sul collo, sono arrivati anche loro. Ora mi sento meno solo, loro sono qui. Ad ogni modo mi basto per affrontare me stesso. La luce invade l' aula.
Mi spinge e mi strappa di dosso la carne un pezzo alla volta. Le briciole di cui sono composto cadono miseramente, volano via e piano piano mi consumo.
Di me non resta che che il cuore, nero e pieno di cose orribili. Bellissimi angeli mi volano attorno facendo faccine dolci e accarezzandomi dolcemente, mi bramano, mi vogliono e mi consumano con le loro attenzioni.
Amo queste cose, amo i miei angeli che brillano nel buio che insensatamente e inconsciamente genero attorno a me. Sono una vittima di me stesso, loro non possono salvarmi con quei meravigliosi sorrisi, ma sicuramente aiuta.
"Mi oppongo vostro onore, non mi lascerò divorare come mi successe in passato."
"Ma guardati intorno, cos' hai realizzato, chi sei? Non vali niente, sei meno di ZERO e non hai possibilità di scampo. Lasciati divorare e ti sentirai meglio, lo sai. Ormai il giudizio è stato emesso e tu sei colpevole, lo sei sempre stato ed è per questa ragione che sei qui."
Il giudice si sporge dal suo nero banco in alto nel tribunale puntandomi con il martello di ebano.
Mi sento inutile, sono inutile, non ho nulla tra le mani a parte il vuoto. Il giudice ha uno sguardo severo e mi fissa tra i capelli di quella bianca parrucca, vuole che io ceda, mi arrenda e lasci che qualcuno viva per me.
"...ma io non posso."
"Cosa non puoi?"
Il nero cane, bastardo, enorme e minaccioso mi scruta dal fondo dell' aula, sa che se mi arrendo sarò suo per sempre, i suoi occhi sono bramosi di me. Troppo bene conosco le ferite dei suoi artigli, senza sosta mi dilania cercando di prendermi, tirandomi a sè e riaprendo i tagli che non si chiudono mai.
So benissimo che è sempre lì, ma io non lo guardo, sta alle mie spalle, mi cerca, mi desidera. So perfettamente che si ricorda quanto è dolce il sapore della mia anima, ricordo il dolore dei suoi morsi mentre mi dilaniava con forza.
Ricordo che mentre mi divorava io non sentivo più niente e lentamente lui viveva per me, al posto mio, dentro di me.
La strada nel mio spirito è spianata verso quel turbine di oscurità, lo so.
Alzo la testa, guardo il giudice negli occhi:
"No. Io non cedo."
Mi guarda sconcertato.
Una zampata mi colpisce da dietro, taglia la mia schiena, brucia... cado a terra, il pavimento è freddo, di pietra e sento la polvere sotto le mie mani.
Mi alzo.
Sono morto, dietro di me c' è l' oblio. Di fronte la tentazione.
Ma non importa, sono circondato dal nulla e le creature malvagie mi assalgono...
Importa solo quello che c' è dentro.
"Non hai niente dentro. Se così non fosse sarebbero rimaste con te. Ti avrebbero apprezzato e capito, saresti speciale."
Il bastardo mi può leggere dentro e la fiera è ora al suo fianco, ogni sorta di creatura morta mi guarda dal banco della giuria, alcuni di loro parlano del mio destino.
ZERO
Da lì parto, niente dentro di me, già. Forse dice il vero il demone accusatore. Non sono niente a parte che un loro strumento... così vorrebbero.
Perdere me stesso, quel poco che c' è... qual' è il problema tanto sono ZERO.
ZERO...
"Eppure non mi basta," digrignando i denti tanto da farmi male "sono ZERO si, lieto di esserlo. Nessuno si cura di me, a nessuno importa e per questo non valgo niente."
"Vedo che cominci a capire..."
"Non sorridere vecchio, se ZERO è quel che sono, ZERO sarò anche dopo. Io sono quel che sono, non basto, non sono stato sufficiente."
Fa male.
"Sono solo, di fronte a te e al tuo cane disgustoso, nessuno mi accompagna, la mia anima è sola, slegata da chiunque, slegata da chi non mi ha voluto. MA io resto sempre io. ZERO, come preferisci, ma io sono."
La forza scorre dentro di me, nera per il male che ho e bianca per quanto è pura e lucente, i miei angeli mi abbracciano da dietro e mi baciano sul collo, sono arrivati anche loro. Ora mi sento meno solo, loro sono qui. Ad ogni modo mi basto per affrontare me stesso. La luce invade l' aula.

0 Commenti:
Posta un commento
Iscriviti a Commenti sul post [Atom]
<< Home page